Ecco quali libri non dovete regalare a Natale.

23.12.2013 23:34

Benvenuti nella noiosissima rubrica di "Come hai osato regalarmi questo fantastico putridume cartaceo?" gestita dal grasso sottoscritto.
Oggi, come spesso accade, parleremo di pattume italiano. Cosa, nello specifico?
Andiamo con un ritmo più blando.

 

Mondadori, Roma Est. Ore 17.45.
Mi addentro alla ricerca di qualcosa da regalare a mia madre, lettrice assidua di Ken Follet (non capisco ancora come faccia a leggere l'esempio perfetto di costo pazzescamente alto e bruttezza intrinseca). Oltre ad osservare con molta riluttanza le copie ammassate dei vari Fabio Volo, Erika Leonard James e Loretta Goggi (?), noto con piacere la tecnica sopraffina di vendita al pubblico delle case editrici di maggior successo: copertine meravigliosamente curate, effetti pin-up di ragazze postate in bianco e nero, labbra o rose nere; titoli che potrebbero essere tranquillamente pretesti per la lettura immediata, capaci di interagire direttamente con quell'omettino o dentro di voi che impreca "cazzo, sì, lo voglio" senza farvi nemmeno leggere trama o biografia; postazioni di lusso in cima a scaffali dimenticati da Dio, situati all'estremo esatto della vostra visuale, illuminati con uno stile retro, quasi a dire "guarda quanto sono figo con questa luce, comprami".

E stavolta l'ho fatto. Ho ceduto, e ho controllato se effettivamente la mia idea di economia editoriale aveva a che fare con quello che era il pregiudizio costante di escremento profumato.
Let's do this!

1) Massimo Gramellini - L'ultima riga delle favole

Citazione da Oscar: "E cosa ci fa una tipa come te in un posto come questo?"

Uao.
Dico solo uao.
Avete presente il personaggio cinematografico costruito che ha sempre la risposta pronta e sarcastica, velata da un veleno quasi impercettibile? Ma che allo stesso tempo è bello e impossibile ma sensibile e dannato da sofferenza inaudite? Ok, ok, stop. Andiamo per gradi.
Chi diavolo è Massimo Gramellini? Qui l'ignorante sono io, è ovvio. Quindi informiamoci.
"Giornalista e vice-direttore de La Stampa" Mh.
La trama si snoda in un momento catartico in cui dei "balordi" (così li definice lui) buttano giù da un pontile il nostro eroe, Tomàs, e finisce in mare. Si risveglia in una sauna. Oh, una sauna, non in paradiso. E ora?
Vabeh basta uscire dalla porta d'ingresso. Eh no, non è una semplice sauna, è un "Viaggio simbolico che, attraverso una serie di incontri e di prove avventurose, lo condurrà alla scoperta del proprio talento e della realizzazione dell'amore: prima dentro di sé e poi con gli altri".
Mio Dio. E cosa diamine ho fatto tutto questo tempo? Ho studiato per farmi venire a dire dal vice-direttore della Stampa che l'amore non è come lo descrivono i cinici ma è speranza? Grazie Massimo, grazie.
A parte la critica riguardante la composizione della trama, sottolineo la banalità delle conversazioni lasciandovi con questo piccolo aneddoto nel capitolo della prima vestale.


"Benvenuto Signore. La stavamo aspettando"
"Dove sono?"
"Dove ha chiesto di andare"
"Non ho chiesto nulla"
"Ha desiderato"
"Non mi pare. E comunque da quando in qua i miei desideri vengono esauditi? Io non sono nessuno"

 

2) Alessandro D'avenia - Bianca come il latte, rossa come il sangue

Citazione da Oscar: "Ho un Ipod in compenso. Eh sì, perchè quando esci e sai che ti aspetta una giornata al sapore di asfalto polveroso a scuola e poi un tunnel di noia tra compiti, genitori e cane e poi di nuovo, fino a che morte non vi separi, solo la colonna sonora giusta può salvarti. Ti sbatti due auricolari nelle orecchie ed entri in un'altra dimensione. Entri nell'emozione dal colore giusto. Se ho bisogno di innamorarmi: rock melodico. Se ho bisogno di caricarmi: metal duro e puro. Se ho bisogno di pomparmi: rap e crudezze varie, parolacce soprattutto." 

Oh, eccone un altro. "Metal duro e puro"; "Rap e crudezze varie, parolacce soprattutto".

Ecco un altro "adulto" convinto di poter stereotipare una generazione. Già dalle prime pagine questo libro mi è sembrato la classica storiella di ragazzini scritta con un linguaggio da giovani per i giovani. L'autore però cerca con tutti i mezzi di elevarsi a qualcosa di più aulico, da notare infatti il personaggio di Beatrice che "salva" l'animo del protagonista, novello Dante Alighieri.
Ma questi sono solo vani tentativi di rendere l'opera una lettura impegnativa ed intellettuale.
Con questo non sto dicendo che Alessandro D'avenia non sappia scrivere. E' indubbiamente un professore straordinario e lotta apertamente per un'istruzione decente da anni, nella sua nicchia.
Ma l'opera è sopravvalutata a dismisura, talmente tanto da farci una pellicola per il cinema.
Mi basta Moccia. Davvero. O Giulia Carcasi.
Non è contro l'autore, ma è così. Fematevi tutti. Non scrivete più nulla su la nuova generazione. Basta.

 

 

 

 

3) Chuck Palahniuk - Dannazione

Citazione da Oscar: Nessuna. Il libro è degno del nulla.

Mi duole dirlo, da fan sfegatato di Chuck, ma c'è un momento nella vita in cui bisogna fermarsi.
Credo di aver letto tutto, a parte Portland Souvenir, di Palahniuk.
E purtroppo da qualche anno il nostro eroe sta decadendo.

“Dannazione” ha un’atmosfera più leggera rispetto a quelle solite di Palahniuk. - See more at: http://micheleafgreco.blogspot.it/2013/04/recensione-dannazione-di-chuck-palahniuk.html#sthash.pP4Bggs3.dpuf

Entrando nei particolari, l'atmosfera infernale è più soft del resto delle opere dell'autore. Il che può sembrare un paradosso, essendo il libro ambientato all'inferno. Inferno, eh. Non bar al centro, inferno.
Essendo un testo fine a se stesso, è costituito da picchi irregolari ma di enormi abissi qualunquisti, cosa che non puoi aspettarti da un autore che ha scritto Invisible Monsters.
I clichè sono prettamente suoi, lo si ricnonosce: l'inferno-call center rende perfettamente il senso di parodia ecclesiastica che Chuck vuole far trasparire.
Purtroppo però sembra scritto da qualcun'altro.
Evitate, se possibile.

 

 

 

 

Con la presente, in definitiva, vi auguro di comprare il libro giusto al momento giusto.
Se non altro, non vi farò gli auguri di Natale. I miei sono più importanti.

Alberto.

 

PS: Pam è un mese che è uscito. Non vi ho sentito piangere e insultare l'autore. Ancora.